Un nome antico, nato nella storia della Francia
L’origine del nome Chartreux, con cui è conosciuto in Francia il Certosino, è ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi della razza. Una cosa, tuttavia, è documentata con certezza: il termine compare in una fonte fondamentale già nel 1723, nel Dictionnaire universel de commerce, d’histoire naturelle et des arts et métiers di Jacques Savary des Bruslons. L’opera, pubblicata postuma a Parigi dall’editore Jacques Estienne, era concepita come un vastissimo repertorio destinato soprattutto al mondo del commercio e comprendeva descrizioni di merci, materie prime, manifatture, pelli e prodotti naturali.
È proprio all’interno di questo contesto commerciale che compare la prima attestazione documentata del termine «Chat des Chartreux» riferito al gatto. Savary des Bruslons descrive infatti un tipo di gatto dal pelo tendente al blu, precisando che la sua pelliccia era utilizzata nel commercio dei pellicciai. La definizione è particolarmente significativa perché dimostra che, all’inizio del XVIII secolo, il nome Chartreux era già entrato nell’uso comune parigino per identificare un determinato tipo di gatto dal mantello grigio-blu.
Il mistero dell’origine del nome
Ma perché proprio Chartreux?
Nel corso del tempo sono state formulate diverse spiegazioni. La più conosciuta è quella che collega il nome ai monaci certosini, secondo la quale questi gatti sarebbero vissuti nei monasteri dell’Ordine dei Certosini, dove avrebbero svolto anche la funzione di cacciatori di roditori.
Questa affascinante tradizione, tuttavia, non è sostenuta da documentazione storica sufficiente. Il Cercle des Amis du Chartreux sottolinea infatti che l’Ordine dei Certosini non risulta aver praticato un’attività organizzata di allevamento di questi gatti. L’associazione considera pertanto più plausibile un’origine legata alla denominazione commerciale del mantello piuttosto che ai monaci.
La possibile relazione con la lana spagnola
Una delle interpretazioni più accreditate collega il termine Chartreux alla «pile des Chartreux», un tipo di lana spagnola particolarmente fine e apprezzata, caratterizzata da una tonalità e da una consistenza che sarebbero state associate al mantello del gatto.
Questa interpretazione è stata ripresa anche da Jean Simonnet, uno dei principali studiosi della storia moderna del Certosino. La somiglianza fra il nome attribuito alla lana e quello utilizzato per indicare il gatto potrebbe spiegare perché, nel linguaggio commerciale dell’epoca, Chartreux fosse diventato un termine riconoscibile per indicare determinate pelli di colore grigio-blu.
È importante, tuttavia, distinguere tra ipotesi etimologica e dato documentario: la documentazione storica permette di affermare con certezza che il termine Chartreux era utilizzato per il gatto nel 1723; non consente invece di dimostrare in modo definitivo che il nome derivi dalla lana spagnola. È una spiegazione storicamente plausibile e ampiamente riportata, ma non una certezza assoluta.
Prima del nome: i gatti blu nella storia francese
La presenza in Francia di gatti dal mantello grigio-blu è comunque precedente alla comparsa documentata del termine Chartreux.
Un’interessante testimonianza risale al 1558, quando il poeta francese Joachim du Bellay, nella poesia Vers Français sur la mort d’un petit chat, celebra il proprio gatto Bélaud, descritto con un mantello particolare e vellutato. La fonte non identifica Bélaud come un Certosino nel senso moderno del termine — sarebbe anacronistico farlo — ma rappresenta una delle testimonianze letterarie più antiche della presenza e dell’apprezzamento di gatti dal mantello grigio e dalla particolare tessitura del pelo nella cultura francese.
Nel XVIII secolo le testimonianze diventano progressivamente più precise.
Nel 1735, Carl von Linné, nella prima edizione del Systema Naturae, distingue il gatto blu sotto la denominazione Catus coeruleus, separandolo dalle altre varietà feline allora descritte. Anche questa classificazione non corrisponde ancora al concetto moderno di razza, ma costituisce una testimonianza importante dell’attenzione riservata al particolare tipo di gatto blu.
Dal gatto «blu» al Chat des Chartreux
Un ulteriore passaggio fondamentale si verifica nel 1753-1758, con l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, dove il termine Chartreux viene associato a un gatto dal pelo grigio-cenere tendente al blu e, ancora una volta, alla pelliccia utilizzata dai pellicciai. La stessa opera utilizza inoltre chartreux in relazione a una particolare lana proveniente dalla Spagna: questa vicinanza terminologica costituisce uno degli elementi alla base dell’ipotesi etimologica della pile des Chartreux.
Nel 1756, Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, nella sua Histoire naturelle, dedica attenzione al gatto dei Certosini, distinguendolo nelle sue descrizioni dal gatto domestico e dall’Angora. Le sue osservazioni diventano importanti anche dal punto di vista morfologico: vengono descritti il colore particolare del mantello, la tessitura più lunga e lanosa rispetto al comune gatto domestico e alcuni caratteri della testa e della conformazione.
Pochi anni dopo, nel 1759, il Dictionnaire raisonné et universel des animaux fornisce una definizione ancora più esplicita:
«On nomme à Paris, chat des Chartreux, ceux qui sont entièrement de couleur cendrée.»
In altre parole, a Parigi venivano chiamati Chats des Chartreux i gatti interamente di colore cenere. È una testimonianza preziosa perché mostra come
l termine fosse ormai entrato nell’uso linguistico per identificare il particolare mantello.
Una storia antica, tra testimonianze francesi e ipotesi sulle origini
Le origini del Chartreux, o Certosino, si perdono in una storia molto più antica della moderna selezione felina. La razza viene tradizionalmente considerata una delle antiche razze naturali francesi, caratterizzata da un insieme particolarmente riconoscibile di qualità: mantello uniforme grigio-blu, tessitura densa e leggermente lanosa, struttura robusta e occhi nelle tonalità dell’oro.
Ricostruire con assoluta certezza la provenienza dei primi gatti blu francesi non è tuttavia interamente possibile. La documentazione disponibile diventa realmente significativa soltanto a partire dall’età moderna e, soprattutto, dal XVIII secolo. La ricerca storica deve quindi distinguere attentamente ciò che è documentato dalle ipotesi formulate successivamente sull’origine della razza.
Una delle testimonianze più antiche e affascinanti è quella del poeta francese Joachim du Bellay (1522-1560).
Nel 1558, durante il suo soggiorno a Roma, du Bellay dedicò una poesia alla morte del proprio gatto, Bélaud, descrivendone con grande attenzione l’aspetto, il carattere e le abilità di cacciatore di roditori. Il testo contiene diversi elementi che ricordano il moderno Certosino e, soprattutto, stabilisce un interessante collegamento fra un gatto dal mantello grigio e la tradizione felina francese dell’epoca.
È però importante evitare un’interpretazione troppo letterale di questa testimonianza. Bélaud non può essere identificato con certezza come un Certosino nel senso moderno del termine. La poesia rappresenta piuttosto una preziosa testimonianza dell’esistenza, già nel XVI secolo, di gatti con caratteristiche fisiche e comportamentali che ricordano quelle successivamente associate al Chartreux.
La distinzione fra una popolazione locale di gatti e una vera e propria razza selezionata secondo uno standard appartiene infatti a un’epoca molto più recente.
Nel corso dei secoli sono state formulate numerose teorie sull’origine geografica del Chartreux.
Una delle più conosciute colloca l’origine dei suoi antenati in territori orientali, ipotizzando un arrivo in Europa attraverso le antiche rotte commerciali del Mediterraneo. Sono state indicate, in epoche diverse, regioni dell’Asia Minore, del Levante, della Turchia, della Persia e dell’area siro-libanese.
Questa ricostruzione è affascinante, soprattutto considerando gli intensi scambi commerciali fra Mediterraneo ed Oriente sviluppatisi nel Medioevo. Non esistono però documenti storici sufficienti per dimostrare che il Certosino sia stato importato in Francia da una specifica di queste regioni.
Anche l’ipotesi secondo cui i gatti sarebbero arrivati in Europa sulle navi dei mercanti o durante le Crociate deve quindi essere considerata una teoria storica, non un fatto accertato.
La ricerca moderna sulle razze feline mostra inoltre quanto sia complessa la storia genetica del gatto domestico. Le razze moderne sono spesso il risultato di popolazioni locali successivamente sottoposte a selezione, e il Chartreux viene collocato fra le razze di origine europea/francese. Gli studi genetici confermano che il Chartreux costituisce una popolazione riconoscibile, ma non forniscono una prova dell’ipotizzato percorso migratorio dal Levante alla Francia.
Un nome nato dal mantello?
Alla luce delle fonti disponibili, appare quindi più prudente parlare di una probabile associazione fra il nome Chartreux e le caratteristiche del mantello, piuttosto che attribuirne l’origine con certezza ai monaci certosini.
Il dato storico più solido è quello del 1723: il termine Chartreux viene già utilizzato per identificare un gatto dal pelo bluastro e viene registrato all’interno di un’opera dedicata al commercio delle merci e delle materie prime. L’associazione con la pelliccia è dunque parte integrante della prima documentazione scritta del nome.
La possibile relazione con la lana spagnola detta «pile des Chartreux» offre una spiegazione coerente con questo contesto e con la particolare consistenza del mantello del Certosino, ma deve essere presentata come una teoria storica, non come una certezza documentale.
Dalla pelle al gatto di famiglia
È significativo osservare come sia cambiata, nel corso dei secoli, la percezione di questo animale.
Le prime fonti settecentesche lo incontrano soprattutto attraverso il commercio della pelliccia. Ancora nell’Ottocento la qualità del mantello rappresentava uno degli elementi principali dell’interesse rivolto al gatto. Solo progressivamente, con il cambiamento della sensibilità verso il gatto domestico e con la nascita della moderna selezione felina, il Certosino assume il ruolo di gatto da compagnia e razza da preservare.
Questa evoluzione rende ancora più affascinante il significato del nome: Chartreux non è soltanto una denominazione geografica o religiosa, ma una parola profondamente legata alla storia del mantello blu-grigio che da secoli identifica questo particolare gatto francese.
Dal termine utilizzato nei mercati parigini del Settecento al moderno Chartreux, il nome ha attraversato tre secoli di storia, accompagnando la trasformazione di un gatto conosciuto per le sue caratteristiche fisiche nella razza elegante, riconoscibile e attentamente selezionata che conosciamo oggi.
La storia documentata del moderno Certosino prende forma soprattutto nella Francia del XX secolo.
All’inizio del Novecento esistevano ancora popolazioni di gatti blu in diverse aree della Francia. Una delle più importanti si trovava sull’isola di Belle-Île-en-Mer, al largo della Bretagna.
Fu proprio qui che le sorelle Christine e Suzanne Léger riconobbero, all’inizio degli anni Trenta, una popolazione di gatti che presentava caratteristiche particolarmente vicine alle descrizioni storiche del Chartreux: mantello blu-grigio, struttura robusta, pelo denso e carattere equilibrato.
Le sorelle Léger iniziarono quindi un vero e proprio programma di selezione, partendo da questi gatti presenti naturalmente sull’isola. L’isolamento geografico di Belle-Île-en-Mer aveva contribuito a mantenere relativamente stabile quella popolazione, rendendola particolarmente interessante per la ricostruzione del tipo tradizionale del Chartreux.
Il loro lavoro rappresenta uno dei passaggi fondamentali nella trasformazione del gatto blu francese da popolazione naturale a razza riconosciuta e selezionata.
Il nome delle sorelle Léger è indissolubilmente legato alla storia moderna del Certosino.
La loro gatta Mignonne de Guerveur divenne una delle prime grandi protagoniste della razza. Nel 1933, durante un’esposizione organizzata dal Cat Club de Paris, ottenne importanti riconoscimenti e venne celebrata come uno dei soggetti più belli dell’esposizione. Le fonti del Chartreux riportano questo evento come uno dei momenti decisivi nella consacrazione pubblica della razza.
Il nome Guerveur deriva dal nome bretone associato a Belle-Île-en-Mer e divenne l’affisso con cui vennero identificate le linee sviluppate dalle sorelle Léger.
Il successo ottenuto nelle esposizioni contribuì a richiamare l’attenzione degli appassionati francesi e favorì la nascita di ulteriori programmi di selezione.
La necessità di definire con maggiore precisione le caratteristiche del Chartreux portò alla formulazione di un primo standard di razza nel 1939.
Questo passaggio è fondamentale nella storia di qualsiasi razza felina: lo standard permette infatti di trasformare una descrizione tradizionale in un insieme coerente di caratteristiche morfologiche e qualitative da preservare attraverso la selezione.
Il moderno Certosino cominciava così a distinguersi sempre più nettamente dalle altre popolazioni feline blu presenti in Europa.
La Seconda Guerra Mondiale rappresentò una grave battuta d’arresto per il Certosino, così come per numerose altre razze feline europee.
La popolazione si ridusse drasticamente e la selezione dovette affrontare un problema particolarmente delicato: la riduzione della variabilità genetica e il conseguente rischio di un’eccessiva consanguineità.
In questa fase alcuni programmi di selezione ricorsero a soggetti di altre popolazioni feline per introdurre nuova variabilità genetica. Le fonti storiche documentano l’utilizzo, in differenti programmi, di Persiani blu, British Shorthair blu, gatti blu senza pedigree e altre linee disponibili.
L’utilizzo del Persiano è documentato a partire dal 1936, mentre gli incroci con il British Shorthair divennero particolarmente importanti nel periodo successivo alla guerra e soprattutto dagli anni Sessanta.
La somiglianza cromatica fra Certosino e British Shorthair blu rese particolarmente difficile mantenere una distinzione netta fra le due razze.
Gli incroci ripetuti produssero soggetti sempre più simili fra loro e contribuirono a rendere meno evidente la differenza fra il tipo tradizionale del Chartreux e quello del British.
La situazione raggiunse il punto culminante nel 1970, quando la FIFe riunì temporaneamente Chartreux e British Shorthair sotto uno standard comune.
Per i sostenitori del Chartreux tradizionale si trattò di un momento particolarmente critico: il rischio non era soltanto la perdita di una determinata morfologia, ma la progressiva scomparsa dell’identità storica della razza.
Fra le figure più importanti nella difesa del Chartreux moderno vi fu Jean Simonnet, che insieme ad altri appassionati francesi intraprese un lungo lavoro di studio della storia, della morfologia e delle genealogie della razza.
L’obiettivo era dimostrare che il Chartreux possedeva caratteristiche sufficientemente definite da giustificare il mantenimento di uno standard distinto dal British Shorthair.
Il lavoro ebbe successo: nel 1977 la FIFe ripristinò standard separati per Chartreux e British Shorthair. Da quel momento la distinzione fra le due razze venne nuovamente formalizzata e gli incroci fra esse furono progressivamente abbandonati nei programmi di selezione della razza.
Questa fase rappresenta uno dei momenti più importanti nella storia contemporanea del Certosino.
Con la progressiva crescita del numero di appassionati e allevatori francesi, divenne sempre più importante creare una struttura dedicata alla tutela della razza.
Nel 1984 Jean Simonnet fondò in Francia il Club du Chat des Chartreux, contribuendo a organizzare e coordinare ulteriormente il lavoro di selezione e conservazione del Chartreux.
Il percorso compiuto nel corso del Novecento mostra quindi una trasformazione profonda: da popolazioni locali di gatti blu a una razza definita da uno standard, da genealogie documentate e da criteri di selezione sempre più precisi.
Anche in Italia la storia del Chartreux ha un punto di riferimento importante nella figura di Giorgio Tonelli, artista e appassionato della razza.
Dopo una lunga ricerca in Francia, Tonelli introdusse in Italia alcuni dei primi soggetti destinati alla moderna selezione italiana. Le fonti specialistiche riportano l’arrivo di Cervin ed Electron de Labelrousse e indicano nel 1988 la nascita della prima cucciolata italiana di Certosini, attraverso l’unione di Cervin con Caterina di Gioel.
Questa introduzione rappresentò un passaggio importante per la diffusione della razza nel nostro Paese e pose le basi per la successiva crescita della selezione italiana.
Negli anni successivi il Certosino iniziò a essere sempre più presente nelle esposizioni feline italiane e nella cultura degli appassionati, fino a diventare una razza riconoscibile e apprezzata anche nel nostro Paese.
Il fascino del Chartreux non appartiene soltanto alla storia della selezione felina.
Nel 1933, lo stesso anno in cui Mignonne de Guerveur otteneva importanti riconoscimenti a Parigi, Colette pubblicava La Chatte, romanzo nel quale la gatta Saha occupa un ruolo centrale nella vicenda.
La Biblioteca nazionale di Francia registra la prima pubblicazione dell’opera nel 1933 e identifica Saha come una gatta Chartreux.
La presenza del Certosino nell’opera di Colette è particolarmente significativa perché testimonia il posto che questa razza aveva già conquistato nell’immaginario francese del Novecento: non più soltanto gatto apprezzato per il particolare mantello, ma animale dotato di una personalità così forte da diventare protagonista della letteratura.
La storia del Certosino non è quindi quella di una razza nata improvvisamente da un programma di selezione moderno.
È piuttosto il risultato di un lungo percorso nel quale popolazioni feline francesi, selezione, esposizioni, genealogie e conservazione delle caratteristiche tipiche si sono intrecciate nel corso del tempo.
Le testimonianze letterarie del XVI secolo, le prime descrizioni documentarie del XVIII, le popolazioni blu presenti in Francia e il lavoro delle sorelle Léger nel Novecento rappresentano tappe differenti di una storia complessa.
Oggi il valore del Chartreux risiede proprio nella capacità di conservare questo patrimonio: non soltanto il caratteristico mantello blu e la particolare struttura del corpo, ma anche tipicità, equilibrio caratteriale, salute, identità genetica e continuità delle linee selezionate.
La storia della razza insegna infatti quanto sia delicato l’equilibrio tra conservazione e variabilità genetica. Gli studi genetici sulle razze feline mostrano che le popolazioni selezionate possono presentare caratteristiche genetiche distintive e, allo stesso tempo, risentire degli effetti della selezione e delle dimensioni ridotte delle popolazioni.
Per questo la storia del Certosino non è soltanto il racconto di un gatto dal magnifico mantello grigio-blu.
È la storia di una razza francese che ha rischiato di perdere la propria identità e che, attraverso il lavoro di generazioni di appassionati, è riuscita a conservare nel tempo le caratteristiche che la rendono unica.
A prima vista può sembrare semplice confondere un Certosino con un altro gatto dal mantello grigio. In realtà, nel linguaggio felino il termine blu indica proprio la diluizione genetica del nero e non identifica una razza.
Il colore, quindi, rappresenta soltanto uno degli elementi da osservare. A distinguere il Certosino o Chartreux sono soprattutto l’insieme della morfologia, la struttura del mantello, la forma della testa, la conformazione degli occhi, la solidità dell’ossatura e della muscolatura e l’armonia generale del soggetto.
Il Certosino è riconosciuto dalla FIFe come razza CHA – Chartreux e il suo standard individua come caratteristiche particolarmente rappresentative il mantello blu uniforme di media tonalità, la particolare testa a forma di trapezio, il corpo solido e muscoloso e gli occhi nelle tonalità dal giallo all’arancio, fino alle tonalità più intense previste dallo standard.
Il blu è presente in numerose razze feline, ma viene espresso attraverso strutture corporee e caratteristiche completamente differenti.
Il Certosino è un gatto di taglia medio-grande, robusto e muscoloso, torace profondo, spalle ampie, ossatura forte e arti di media lunghezza. La testa è larga alla base e presenta una caratteristica forma trapezoidale, determinata soprattutto dalle guance piene e sviluppate. Gli occhi sono grandi, aperti ed espressivi, mentre il mantello è corto, molto fitto e caratterizzato da un abbondante sottopelo.
Il Blu di Russia presenta un’impostazione morfologica completamente diversa: il corpo è più allungato ed elegante, le zampe sono lunghe e relativamente fini e la testa tende alla caratteristica forma cuneiforme. Gli occhi sono verdi e a forma di mandorla, elemento immediatamente distintivo rispetto al Certosino. Le orecchie sono grandi, piuttosto appuntite e posizionate agli angoli della testa. Anche il mantello è differente: corto, fine e molto fitto, con una tessitura setosa e morbida e un aspetto complessivo diversi da quelli del pelo leggermente lanoso del Chartreux. Inoltre il colore blu presenta una forte lucentezza argentea che è dovuta al fatto che le punte del pelo sono trasparenti e fanno l’effetto ottico dell’argento.
Il colore blu del mantello può quindi creare una prima somiglianza visiva, ma testa, occhi, struttura corporea e tessitura del pelo conducono a un’identificazione completamente diversa.
Il Korat è anch’esso esclusivamente blu, ma presenta una conformazione nettamente distinta. La testa caratteristica è descritta come a forma di cuore, con fronte ampia e contorni particolari; gli occhi sono grandi e luminosi, nelle tonalità del verde. Il corpo è muscoloso ma più compatto e la tessitura del pelo è corta, liscia e aderente, senza il caratteristico sottopelo abbondante del Certosino.
La combinazione testa a cuore + occhi verdi + pelo corto e aderente rende il Korat immediatamente distinguibile dal Chartreux.
Il British Shorthair può presentarsi anch’esso nella varietà blu, ma il suo pelo ha la particolare caratteristica di essere croccante-sostenuto al tatto e anche la sua costruzione è differente. La testa è molto rotonda come anche gli occhi, con guance piene e contorni circolari; il corpo è compatto, massiccio e fortemente cobby (corto). Il Certosino, pur essendo robusto, non deve apparire come un gatto semplicemente rotondo o tarchiato: la sua silhouette è più dinamica e il corpo mantiene una certa lunghezza e agilità.
La distinzione fra Chartreux e British Shorthair è particolarmente importante proprio perché entrambe le razze possono avere un mantello blu. La storia della selezione europea ha inoltre visto periodi nei quali le due razze furono avvicinate e, per un certo periodo, sottoposte a uno standard comune; la FIFe ristabilì standard separati nel 1977.
Il Gatto Europeo può naturalmente presentarsi in numerosi colori, compreso il blu. Questa però è una razza che assomiglia ad un gatto domestico europeo. Non è però il colore a identificarlo: la sua conformazione generale non presenta la specifica combinazione di testa trapezoidale, guance piene, struttura media, mantello fitto e leggermente lanoso e caratteristiche oculari tipiche del Chartreux.
Uno degli errori più comuni consiste nel considerare il Certosino semplicemente come “un gatto grigio”.
Nello standard felino il colore grigio viene definito blu.
Nel Chartreux sono accettate diverse tonalità di grigio-blu, dal blu più chiaro al blu più intenso, purché il colore risulti uniforme. La caratteristica fondamentale è quindi l’omogeneità della tonalità lungo il mantello, non la presenza di sfumature o disegni. La FIFe descrive il mantello del Certosino come molto fitto, corto, con sottopelo lanoso e blu uniforme, con tonalità dal medio al pallido blu.
È proprio la tessitura a distinguere il mantello del Chartreux da quello di molte altre razze blu.
Il pelo è corto ma molto denso, sostenuto da un sottopelo abbondante. La sua consistenza è descritta come leggermente lanosa, con una caratteristica struttura che tende a mantenere il pelo sollevato anziché perfettamente aderente alla pelle.
Il risultato visivo è particolare: il mantello appare compatto, pieno e quasi “spezzato” quando viene accarezzato o osservato da vicino.
Non deve quindi essere confuso con:
La FIFe identifica proprio il mantello blu uniforme, fitto e lanoso come una delle caratteristiche fondamentali del Chartreux.
Il blu del Certosino deriva geneticamente dalla diluizione del nero. Non si tratta quindi di un “grigio” nel senso comune del termine.
Le tonalità possono variare, ma il principio fondamentale è l’uniformità del colore. Le fonti specialistiche francesi riportano una gamma che va dal grigio-blu chiaro al grigio-blu più intenso, purché il colore rimanga uniforme dalla radice alla punta del pelo.
Nel mantello dei cuccioli possono essere presenti temporaneamente alcune marcature tabby fantasma. Queste possono attenuarsi o scomparire con la maturazione e non devono essere interpretate automaticamente come un difetto definitivo del soggetto giovane.
Se esiste una caratteristica che permette di riconoscere immediatamente il Certosino, Chartreux, è la forma della testa.
Lo standard FIFe la descrive come caratteristicamente trapezoidale.
La testa è larga nella parte inferiore e più stretta verso la sommità. Le guance piene e sviluppate costituiscono una componente essenziale di questa conformazione e sono particolarmente evidenti nei maschi adulti.
Il cranio deve essere ben sviluppato, ma non bombato. Tra le orecchie è presente uno spazio relativamente stretto e piatto, elemento che contribuisce alla particolare silhouette della parte superiore della testa.
È proprio questa combinazione a creare la tipica espressione del Certosino: una testa ampia, piena e strutturata, ma non semplicemente rotonda.
Le guance sono una delle caratteristiche più importanti, soprattutto nel maschio adulto.
Il muso non deve essere lungo né appuntito. I cuscinetti dei baffi sono sviluppati e, insieme alla conformazione delle guance e del mento, contribuiscono alla caratteristica espressione spesso definita “sorridente”.
Il mento deve essere fermo e ben definito.
Il naso è largo, diritto e di lunghezza moderata, senza la conformazione camusa tipica di alcune razze brachicefale. Lo standard richiede quindi un profilo equilibrato, evitando sia un naso troppo corto e schiacciato sia un muso eccessivamente lungo.
Gli occhi sono grandi, aperti ed espressivi, con l’angolo esterno leggermente rivolto verso l’alto.
Non devono essere interpretati come perfettamente rotondi in ogni situazione: lo standard li descrive come grandi, aperti e con una forma leggermente orientata all’insù verso l’angolo esterno dell’occhio, contribuendo all’espressione attenta del Certosino.
Il colore rappresenta uno degli elementi più importanti.
La gamma prevista dallo standard va dalle tonalità del giallo all’ambra, con particolare valore attribuito alla purezza e all’intensità del colore. Il verde non appartiene al colore degli occhi desiderato del Certosino.
Nei cuccioli, naturalmente, il colore degli occhi è ancora in fase di maturazione. È quindi necessario evitare di giudicare il colore definitivo troppo precocemente.
Nel cucciolo molte caratteristiche sono già riconoscibili, ma non tutte possono essere valutate con la stessa affidabilità dell’adulto.
La struttura della testa, la qualità del mantello, la conformazione corporea e le proporzioni possono fornire indicazioni importanti, ma la crescita modifica progressivamente diversi aspetti.
Particolare attenzione deve essere riservata a occhi, testa, guance, ossatura e mantello, perché maturano nel tempo.
Il colore degli occhi, in particolare, non deve essere valutato come definitivo nei primi mesi. Anche il mantello può modificarsi durante la crescita e le eventuali marcature tabby fantasma del cucciolo possono attenuarsi con la maturazione.
Il cucciolo quindi mostra già i tratti della futura conformazione, ossatura, testa, proporzioni del corpo, ma caratteristiche come colore degli occhi, mantello e sviluppo delle guance saranno visibili solo quando il certosino sarà maturo/adulto.
Il Certosino non è quindi semplicemente un gatto blu. È la combinazione di elementi a definirne l’identità:
È proprio l’insieme di queste caratteristiche — e non il semplice colore della pelliccia — a permettere di riconoscere il Certosino, Chartreux.
Il blu è il punto di partenza.
La razza è l’insieme.
Il Certosino è una razza apprezzata non soltanto per la particolare bellezza, ma soprattutto per l’equilibrio del suo temperamento. Alla solida struttura fisica e all’intelligenza si accompagna una personalità generalmente calma, affettuosa, discreta e sicura di sé, capace di instaurare con le persone un rapporto profondo senza risultare eccessivamente dipendente.
È un gatto attento all’ambiente che lo circonda, curioso e partecipe della vita quotidiana. Osserva, esplora e tende a seguire con interesse ciò che accade intorno a lui, mantenendo tuttavia quella naturale discrezione che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti del suo carattere.
Il Certosino può sviluppare un legame particolarmente stretto con le persone con cui vive. La sua affettuosità non si manifesta necessariamente attraverso una continua ricerca del contatto fisico: spesso preferisce stare vicino, seguire discretamente le attività della famiglia e condividere gli spazi senza imporsi.
È proprio questa modalità di relazione a renderlo un compagno speciale. Può accompagnare il proprio riferimento umano da una stanza all’altra, aspettarlo, osservarne le attività e cercarne spontaneamente la compagnia.
La cosiddetta espressione “gatto-cane”, talvolta utilizzata per descrivere il Certosino, nasce proprio da questa particolare capacità di creare un rapporto di collaborazione e vicinanza con il proprio umano. Non significa, naturalmente, che il comportamento del Certosino sia assimilabile a quello di un cane: si tratta piuttosto di una felice metafora per descrivere la sua fedeltà, partecipazione e attenzione alla persona.
Il Certosino è generalmente considerato un gatto intelligente, attento e curioso. Impara rapidamente le abitudini dell’ambiente in cui vive e può mostrare una notevole capacità di osservazione.
La sua intelligenza si esprime anche attraverso il gioco e l’esplorazione. Pur possedendo un temperamento tranquillo, non è un gatto passivo: soprattutto durante la crescita mantiene una buona vivacità e trae beneficio da occasioni di gioco, movimento e stimolazione mentale.
La sua antica reputazione di abile cacciatore è coerente con una razza che conserva una buona attitudine all’esplorazione e all’inseguimento. Anche nel gatto di famiglia queste caratteristiche possono manifestarsi attraverso il gioco con palline, piccoli oggetti, cannette con piume e giochi interattivi.
Una delle caratteristiche comunemente associate al Certosino è la sua vocalità contenuta.
Molti soggetti comunicano con suoni relativamente discreti e poco insistenti, preferendo utilizzare il linguaggio corporeo, lo sguardo e la vicinanza fisica per interagire con le persone.
Non significa però che il Certosino sia necessariamente silenzioso. Ogni individuo possiede una propria personalità e può sviluppare modalità differenti di comunicazione. La vocalità, come molte altre caratteristiche comportamentali, deve quindi essere considerata una tendenza di razza e non una regola assoluta.
L’equilibrio è probabilmente uno degli aspetti più apprezzati del temperamento del Certosino.
Generalmente non è un gatto incline all’agitazione o alla reazione eccessiva e tende a manifestare una buona capacità di adattamento alle situazioni familiari. Un soggetto correttamente socializzato può vivere serenamente all’interno di un ambiente domestico, purché disponga di spazi adeguati, possibilità di movimento, stimoli e momenti di tranquillità.
La serenità del carattere dipende naturalmente anche dalla socializzazione precoce, dall’ambiente di crescita, dalle esperienze individuali e dalla genetica. Non esiste quindi un comportamento identico per tutti i Certosini.
Il Certosino può integrarsi molto bene nella vita familiare. La sua natura generalmente socievole gli permette di condividere gli spazi con persone di età differenti e, quando correttamente socializzato, può instaurare buone relazioni anche con altri animali domestici. Proprio per questo è importante dedicargli tempo e attenzione ogni giorno.
Non significa necessariamente prenderlo continuamente in braccio o manipolarlo.
Il rapporto con un gatto deve rispettare la sua individualità: alcuni soggetti cercano molto il contatto fisico, altri preferiscono stare accanto alla persona senza essere continuamente toccati.
Imparare a riconoscere i suoi segnali e rispettare quando desidera allontanarsi contribuisce a costruire un rapporto basato sulla fiducia.
Con i bambini è importante, come per qualsiasi gatto, che il rapporto sia basato sul rispetto reciproco. Il Certosino non dovrebbe essere considerato un animale da manipolare liberamente: il bambino deve imparare a riconoscere i suoi segnali, rispettarne i momenti di riposo e lasciare che sia il gatto stesso a scegliere quando desidera interagire.
Questo aspetto è particolarmente coerente con la natura della razza: il Certosino può essere estremamente affettuoso, ma mantiene una propria dignità regale e autonomia.
Il Certosino tende a esprimere l’affetto secondo modalità proprie.
Può cercare il contatto, sedersi accanto alla persona, seguirla per casa o partecipare alle attività quotidiane senza necessariamente desiderare di essere preso in braccio. Alcuni soggetti apprezzano molto il contatto fisico, mentre altri preferiscono una vicinanza meno invasiva.
Questa caratteristica non deve essere interpretata come distacco.
Al contrario, nel Certosino l’affetto può manifestarsi proprio attraverso la presenza: stare vicino senza essere invadente, osservare, seguire, condividere gli spazi e cercare spontaneamente la compagnia della propria famiglia. Spesso il certosino all’interno della famiglia sceglie in completa autonomia la propria persona preferita e questa non necessariamente è quella che lo nutre o lo cura più frequentemente.
Pur essendo perfettamente compatibile con la vita domestica, il Certosino ama beneficiare della possibilità di muoversi, giocare ed esplorare.
Un ambiente interno arricchito da tiragraffi anche e soprattutto verticali, percorsi a parete, punti di osservazione e giochi interattivi può offrire importanti occasioni di attività stimolanti fondamentali per il benessere mentale del Certosino. La possibilità di accedere a spazi esterni sicuri può rappresentare un ulteriore arricchimento, sempre considerando le caratteristiche dell’ambiente e la sicurezza del gatto.
Alcuni Certosini possono inoltre imparare a camminare con pettorina e guinzaglio, soprattutto se abituati gradualmente fin da giovani. Non è tuttavia una caratteristica obbligatoria della razza e non tutti i soggetti mostrano lo stesso interesse verso questo tipo di esperienza.
Il Certosino possiede quindi un insieme di caratteristiche comportamentali che lo rendono particolarmente affascinante: intelligenza, equilibrio, curiosità, discrezione, socievolezza e capacità di creare legami profondi.
Ma il carattere di un gatto non può essere racchiuso completamente in una descrizione di razza.
Ogni Certosino è un individuo: la genetica, la socializzazione, l’ambiente, le esperienze e il rapporto costruito con le persone contribuiscono alla formazione della sua personalità.
È proprio questa combinazione tra temperamento tipico della razza e individualità del singolo soggetto a rendere il Certosino un compagno così particolare.
Non cerca necessariamente di essere sempre al centro dell’attenzione.
Preferisce spesso esserci.
Accanto alla sua famiglia, con discrezione, intelligenza e quella particolare fedeltà che ha contribuito a renderlo uno dei gatti più affascinanti della tradizione felina francese.
Il Certosino è una razza naturalmente robusta e, dal punto di vista della gestione quotidiana, non richiede procedure particolarmente complesse, ma come ogni animale domestico necessita di attenzioni regolari, alimentazione adeguata, controlli veterinari e un ambiente che rispetti le sue esigenze fisiche e comportamentali quale felino.
La sua particolare costituzione e il caratteristico mantello rendono la cura quotidiana semplice. Questo non significa, però, che il Certosino richieda poche attenzioni: il benessere di un gatto dipende dall’insieme di salute, alimentazione, igiene, movimento, stimolazione mentale e serenità dell’ambiente domestico. La sua salute e il suo benessere dipendono proprio anche dalla qualità delle attenzioni che riceve ogni giorno.
La razza è generalmente considerata geneticamente sana e longeva. Tuttavia è importante non confondere la naturale robustezza della razza con l’assenza assoluta di patologie e mantenere nel tempo un corretto rapporto con il proprio medico veterinario.
Una buona alimentazione, un mantello curato, una corretta igiene, prevenzione veterinaria, movimento, gioco, sicurezza e soprattutto un ambiente sereno costituiscono la base per accompagnarlo nel corso della sua vita.
Ma c’è un’attenzione ancora più importante: imparare a conoscere il proprio gatto.
Ogni Certosino ha la propria personalità, le proprie abitudini e il proprio modo di comunicare. Osservarlo quotidianamente significa accorgersi più facilmente quando qualcosa cambia e, allo stesso tempo, costruire quella relazione di fiducia che rende speciale la convivenza con questa razza.
Prendersi cura di un Certosino non significa soltanto occuparsi delle sue necessità.
Significa creare le condizioni perché possa vivere bene, sentirsi sicuro e rimanere se stesso.
Il mantello è una delle caratteristiche più distintive del Certosino.
È formato da un pelo corto e molto fitto, sostenuto da un abbondante sottopelo dalla caratteristica tessitura lanosa. Questa particolare struttura conferisce al mantello il tipico aspetto compatto e leggermente sollevato dal corpo. Il sottopelo tende inoltre a effettuare una muta stagionale, per cui la quantità di pelo perso può aumentare in determinati periodi dell’anno (solitamente in primavera e in autunno, o comunque nel passaggio dal caldo al freddo e viceversa).
Non è necessario spazzolare un Certosino ogni giorno.
Una spazzolatura regolare, circa una volta alla settimana, può essere sufficiente nella normale quotidianità; durante i periodi di maggiore muta può essere utile aumentare la frequenza in base alla quantità di pelo perso dal singolo soggetto.
Un pettine a denti larghi o uno strumento delicato adatto a un mantello fitto permette di rimuovere il pelo morto senza danneggiare inutilmente il prezioso sottopelo. È importante procedere con delicatezza: il grooming deve essere un’esperienza piacevole e non diventare una fonte di stress.
Una regolare cura del mantello contribuisce inoltre a limitare la quantità di pelo ingerita durante l’autotoelettatura e può aiutare a ridurre la formazione di boli di pelo.
La salute della bocca merita un’attenzione particolare.
È utile abituare il Certosino fin da giovane a una regolare ispezione della bocca, osservando delicatamente denti e gengive.
Non è necessario manipolare continuamente la bocca del gatto: l’obiettivo è piuttosto imparare a riconoscere eventuali cambiamenti.
Occorre prestare attenzione a:
La prevenzione dentale dovrebbe essere discussa con il veterinario. Quando possibile, la spazzolatura dei denti con prodotti specificamente formulati per gatti rappresenta una delle strategie più efficaci per l’igiene orale domestica.
Non utilizzare dentifrici destinati alle persone.
Gli occhi sani devono apparire limpidi, luminosi e privi di secrezioni anomale.
Non è necessario pulire sistematicamente gli occhi di un gatto sano. Se compare una piccola quantità di secrezione superficiale, può essere rimossa delicatamente con una garza pulita inumidita con soluzione fisiologica, utilizzando materiale pulito per ciascun occhio.
Se invece compaiono arrossamento, gonfiore, lacrimazione persistente, secrezioni abbondanti, opacità o cambiamenti nell’aspetto dell’occhio, è necessario rivolgersi al veterinario. È sconsigliabile utilizzare colliri o prodotti oculari senza indicazione professionale.
Anche le orecchie devono essere soprattutto controllate, non necessariamente pulite.
In assenza di problemi, il condotto uditivo del gatto non richiede una pulizia routinaria. Se si osservano cerume abbondante, cattivo odore, arrossamento, secrezioni o il gatto scuote frequentemente la testa o si gratta le orecchie, è preferibile farlo visitare dal veterinario anziché introdurre prodotti nel condotto.
Non inserire mai cotton fioc all’interno del condotto uditivo.
Le unghie possono essere controllate regolarmente e, quando necessario, accorciate.
La frequenza varia da gatto a gatto; per molti soggetti può essere necessario intervenire ogni 2-4 settimane, verificando nel frattempo la lunghezza delle unghie.
È preferibile utilizzare un tagliaunghie specifico per gatti, tagliando solamente la parte terminale dell’unghia e facendo attenzione a non raggiungere la parte vascolarizzata, comunemente chiamata quick.
Un gatto abituato fin da piccolo alla manipolazione delle zampe accetterà generalmente più facilmente questa procedura.
È utile iniziare con piccoli passi: toccare delicatamente le zampe, premere leggermente il cuscinetto per far uscire l’unghia, premiare il comportamento tranquillo e soltanto successivamente introdurre il taglio.
Non è necessario forzare il gatto. Se manifesta forte disagio, è preferibile interrompere e riprovare in un altro momento oppure chiedere aiuto al veterinario.
Il Certosino apprezza generalmente un ambiente stabile e prevedibile.
Cambiare continuamente disposizione degli spazi, interrompere bruscamente le sue routine o sottoporlo a stimoli intensi può rappresentare una fonte di stress.
Le linee guida feline sottolineano infatti l’importanza di un ambiente che permetta al gatto di avere controllo sulle proprie risorse, possibilità di ritirarsi e interazioni positive e prevedibili. Lo stress cronico può avere conseguenze sia comportamentali sia sulla salute.
Una casa tranquilla non significa una casa priva di stimoli: significa offrire sicurezza, prevedibilità e possibilità di scelta.
Prendersi cura di un Certosino non significa dedicarsi continuamente a procedure complicate.
Significa soprattutto creare buone abitudini.
Controllare che mangi, beva, utilizzi normalmente la lettiera e si comporti come al solito.
Dedicargli momenti di gioco, interazione e tranquillità.
Assicurarsi che abbia acqua fresca, cibo adeguato e accesso ai suoi luoghi preferiti di riposo.
Controllare delicatamente mantello, pelle, occhi, orecchie, zampe e unghie.
Spazzolare il mantello secondo le necessità del singolo soggetto.
Osservare la bocca e le gengive.
Controllare la lunghezza delle unghie e accorciarle se necessario.
Durante i periodi di muta, aumentare eventualmente la frequenza della cura del mantello.
Effettuare i controlli veterinari e mantenere aggiornato il programma di prevenzione stabilito dal proprio medico veterinario.
Il Certosino è un gatto e, come tutti i felini domestici, appartiene dal punto di vista nutrizionale ai carnivori obbligati.
Questo significa che la sua fisiologia si è evoluta per utilizzare in modo particolarmente efficiente i nutrienti presenti nei tessuti animali e che alcuni nutrienti essenziali devono essere necessariamente presenti nella sua alimentazione. Tra questi rientrano, per esempio, taurina, arginina, acido arachidonico e le forme preformate delle vitamine A e D.
Un’alimentazione corretta rappresenta uno dei pilastri della salute del Certosino.
La dieta deve essere completa, bilanciata e adeguata all’età, al peso, al livello di attività e alle eventuali esigenze individuali. Un cucciolo in crescita ha esigenze nutrizionali differenti rispetto a un adulto e un gatto anziano può avere necessità ancora diverse.
È importante anche controllare il peso corporeo.
La struttura robusta del Certosino può farlo apparire naturalmente massiccio, ma robustezza e sovrappeso non sono la stessa cosa. Il peso ideale deve essere valutato considerando la conformazione individuale, la massa muscolare e la condizione corporea, preferibilmente con il supporto del veterinario.
Acqua fresca e pulita deve essere sempre disponibile.
E’ importante distribuire più punti d’acqua nell’ambiente domestico e mantenerli separati dalle lettiere e, quando possibile, dalle ciotole del cibo.
Il principio fondamentale nell’alimentazione del Certosino, come di ogni altro gatto, è che la dieta deve fornire tutti i nutrienti necessari nella giusta quantità e nelle corrette proporzioni, in relazione all’età e alla fase della vita.
Un gatto in crescita, un adulto, una femmina in gravidanza o allattamento e un soggetto anziano non hanno necessariamente le stesse esigenze nutrizionali.
Per questo è importante distinguere fra un alimento semplicemente ricco di carne e un alimento completo e bilanciato.
Il gatto necessita di nutrienti di origine animale e presenta caratteristiche metaboliche che lo distinguono nettamente dal cane.
Questo non significa, però, che un pasto composto semplicemente da carne muscolare possa costituire una dieta completa.
La carne, infatti, può essere relativamente povera di alcuni nutrienti fondamentali se non viene inserita all’interno di una formulazione corretta. Anche l’utilizzo di frattaglie e ossa deve essere attentamente bilanciato: quantità e proporzioni non adeguate possono determinare carenze o eccessi di minerali e altri nutrienti.
Una dieta casalinga, soprattutto se destinata a essere somministrata quotidianamente e per lungo tempo, dovrebbe quindi essere formulata o verificata da un medico veterinario esperto in nutrizione, evitando di affidarsi a ricette generiche trovate online.
Non esiste una sola modalità corretta di alimentare un Certosino.
Un alimento umido completo e bilanciato può rappresentare un’ottima base alimentare. Anche un alimento secco può essere utilizzato quando è nutrizionalmente completo e appropriato per il gatto, tenendo conto della quantità somministrata e dell’apporto calorico complessivo.
La scelta non dovrebbe quindi essere basata sulla semplice contrapposizione fra “naturale” e “industriale”.
La qualità nutrizionale dipende dalla formulazione, dalla completezza dell’alimento, dalla qualità delle materie prime, dal controllo produttivo e dall’adeguatezza rispetto alle esigenze del singolo gatto.
Gli alimenti umidi possono inoltre contribuire all’assunzione complessiva di acqua, aspetto particolarmente utile per una specie che spesso non assume grandi quantità di liquidi spontaneamente.
La disponibilità di acqua fresca e pulita deve comunque essere sempre garantita.
Cane e gatto appartengono entrambi all’ordine dei Carnivora, ma dal punto di vista nutrizionale hanno esigenze differenti.
Il gatto possiede adattamenti metabolici caratteristici del carnivoro obbligato. È particolarmente dipendente dalla presenza nella dieta di determinati nutrienti di origine animale e non può essere alimentato semplicemente seguendo gli stessi criteri utilizzati per il cane.
Questo è uno dei motivi per cui il cibo destinato al cane non deve essere utilizzato come alimentazione abituale del gatto.
Particolare attenzione deve essere riservata al periodo di crescita.
Il cucciolo ha fabbisogni nutrizionali differenti da quelli dell’adulto e una dieta squilibrata può avere conseguenze importanti sullo sviluppo dello scheletro.
Una dieta casalinga cruda o cotta non correttamente formulata può quindi essere particolarmente rischiosa proprio durante questa fase. La WSAVA sottolinea che gli squilibri nutrizionali nei cuccioli possono determinare alterazioni scheletriche e altri problemi di salute.
Per un cucciolo di Certosino è quindi fondamentale utilizzare un’alimentazione specificamente formulata per la crescitaoppure seguire una dieta casalinga elaborata individualmente da un professionista della nutrizione veterinaria.
Nell’alimentazione del Certosino riteniamo importante rispettare la sua natura di carnivoro obbligato e prestare grande attenzione alla qualità e alla provenienza degli alimenti.
La carne rappresenta una componente importante della nutrizione felina, ma non consideriamo sufficiente offrire semplicemente carne muscolare.
Quando si sceglie un’alimentazione fresca o casalinga, è fondamentale che questa sia correttamente bilanciata, con particolare attenzione a proteine, grassi, minerali, vitamine, taurina e agli altri nutrienti essenziali.
Accanto agli alimenti freschi, un alimento umido completo e bilanciato di elevata qualità può rappresentare una soluzione pratica e nutrizionalmente affidabile.
La scelta dell’alimentazione deve inoltre essere adattata al singolo soggetto, considerando età, peso, attività fisica, condizioni corporee, eventuali sensibilità alimentari, stato di salute e ambiente nel quale vive.
Non esiste una quantità universale.
Il fabbisogno energetico varia in funzione di:
Un Certosino dalla struttura imponente non deve necessariamente essere un gatto sovrappeso.
È importante imparare a valutare la condizione corporea e non basarsi esclusivamente sul numero indicato dalla bilancia.
Il veterinario può aiutare a stabilire il peso ideale e la quantità giornaliera più appropriata.
L’idratazione riveste un ruolo importante nella salute del gatto.
Il Certosino, come gli altri gatti domestici, può non essere un grande bevitore e può ottenere una parte significativa dell’acqua necessaria attraverso gli alimenti, soprattutto quando nella dieta è presente una buona quota di cibo umido.
Questo non significa che possa fare a meno dell’acqua.
Devono essere sempre disponibili più fonti di acqua fresca e pulita, collocate in punti tranquilli e facilmente accessibili.
Alcuni gatti preferiscono acqua in movimento e possono gradire una fontanella; altri preferiscono ciotole ampie e basse.
Anche in questo caso, conoscere le preferenze del proprio gatto è parte della cura quotidiana.
Il Certosino non necessita di una dieta “speciale” semplicemente perché appartiene a questa razza.
Ha però, come ogni gatto, esigenze nutrizionali specifiche legate alla fisiologia del carnivoro obbligato.
La scelta migliore è quella che garantisce al gatto tutti i nutrienti necessari, nelle quantità corrette, con un adeguato controllo della sicurezza alimentare e in una forma adatta alle sue esigenze individuali.
Carne cruda, alimenti umidi, alimenti secchi o eventuali diete casalinghe possono essere valutati all’interno di questo principio fondamentale assieme al proprio veterinario nutrizionista.
La priorità deve sempre essere una sola: un Certosino ben nutrito è un Certosino alimentato in modo completo, equilibrato, sicuro e adatto alla sua fase di vita.
La salute di un gatto non dipende soltanto da alimentazione e controlli veterinari.
Il suo ambiente è una componente fondamentale del benessere felino e deve permettergli di ripararsi, riposare, osservare, arrampicarsi, graffiare, giocare ed esprimere i normali comportamenti della specie. Un gatto dovrebbe avere accesso a risorse adeguate, luoghi sicuri, zone di riposo, spazi verticali, superfici per graffiare, opportunità di gioco e interazioni positive e prevedibili con le persone.
Per il Certosino è quindi consigliabile predisporre:
I rifugi non sono un segno di isolamento: rappresentano una vera e propria risorsa di sicurezza. Le linee guida feline raccomandano la disponibilità di luoghi nei quali il gatto possa ritirarsi e sentirsi protetto, preferibilmente anche in posizione sopraelevata.
Un accesso all’esterno può offrire importanti opportunità di esplorazione e stimolazione, ma deve essere sicuro.
Balconi e terrazze devono essere protetti con sistemi specificamente progettati per impedire cadute o fughe. Non è sufficiente affidarsi alla capacità del gatto di mantenere l’equilibrio: un rumore improvviso, un inseguimento o un momento di paura possono provocare una caduta.
Anche il giardino dovrebbe essere valutato considerando:
Un catio o uno spazio esterno completamente protetto può rappresentare un ottimo compromesso fra sicurezza e possibilità di esplorazione. Le linee guida feline riconoscono infatti il valore di spazi esterni sicuri che permettano al gatto di muoversi, nascondersi, osservare e giocare senza essere esposto ai principali rischi dell’ambiente esterno.
Il Certosino non è un gatto da lasciare semplicemente a se stesso.
Anche quando vive esclusivamente in appartamento deve poter soddisfare i propri bisogni di movimento, esplorazione e comportamento predatorio.
È utile dedicargli ogni giorno alcuni momenti di gioco interattivo utilizzando, ad esempio, cannette con oggetti da inseguire, giochi da catturare, palline o giochi che richiedano una ricerca del cibo.
Il gioco non serve soltanto a farlo muovere: rappresenta anche una forma di stimolazione mentale e di relazione con la famiglia, quindi anche i rompicapo e tutti i giochi che stimolano curiosità e capacità risolutive sono importantissimi.
Il Certosino, inoltre, può essere particolarmente ricettivo all’apprendimento attraverso il rinforzo positivo. Alcuni soggetti imparano a rispondere al proprio nome, a recuperare piccoli oggetti o a eseguire semplici esercizi.
Anche un Certosino apparentemente sano dovrebbe essere sottoposto a regolari controlli veterinari.
La prevenzione comprende, in base all’età e allo stile di vita:
È particolarmente importante imparare a conoscere il normale comportamento del proprio gatto. Un cambiamento improvviso nelle abitudini alimentari, nell’uso della lettiera, nel sonno, nel movimento, nella toelettatura o nella socialità può essere uno dei primi segnali di un problema.
I gatti, infatti, possono mostrare in modo molto discreto dolore e malessere. Per questo non bisogna aspettare necessariamente la comparsa di sintomi evidenti prima di chiedere consiglio al veterinario.
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